

Comicità demenziale e poco originale:
un cinepanettone in musical
BroadwayWorld.com - Italy
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26 Ottobre 2000. All'Eugene O'Neill Theatre di Broadway debutta THE FULL MONTY, la versione teatrale "americanizzata" dell'omonimo film inglese del 1997, con musiche e liriche di David Yazbek e libretto di Terrence McNally. Sei metalmeccanici disoccupati decidono realizzare un numero di strip-tease in un night club offrendo il cosiddetto servizio completo, il "full monty." Preparandosi per lo show non mettono a nudo solo loro stessi ma anche le loro paure, le loro ansie... trovando la forza nel lavoro di squadra.
4 Dicembre 2001. Debutta al Teatro Brancaccio di Roma - riscuotendo grandissimo successo - la prima versione italiana di THE FULL MONTY diretta da Gigi Proietti, con Giampiero Ingrassia, Rodolfo Laganà, Timothy Martin e Gabriele Foschi.

5 Febbraio 2013. THE FULL MONTY ritorna in Italia in una nuova veste per la regia di Massimo Romeo Piparo con un cast di "grandi nomi," non propriamente vicini al teatro musicale: Gianni Fantoni, Paolo Calabresi, Sergio Muniz, Paolo Ruffini, Jacopo Sarno, Pietro Sermonti... più due veri disoccupati, Marco Serafini e Simone Lagrasta, che hanno superato un casting molto speciale promosso direttamente dai canali interni dei principali sindacati italiani (Cisl, Cgil, Uil, Fim), dai Centri per l'Impiego della Provincia di Torino e dalla PeepArrow Entertainment.
Questo titolo vuole inserirsi nella particolare situazione che il mondo, e in modo particolare l'Italia, sta vivendo. La disoccupazione è uno dei temi 'caldi' in questi mesi e il musical si propone di portare una ventata di ottimismo in un paese piegato dalla crisi. Quindi, se nella versione di Broadway si optò per ambientare il musical in USA, qui il regista fa la scelta interessante di trasportare l'intera vicenda a Torino, in Italia. Scelta interessante sì, se il risultato finale non si fosse rivelato - per usare un neologismo - un'italianata, nel senso più negativo del termine.
Andiamo per ordine: la prima cosa che salta subito agli occhi è il grande scompenso fra l'elemento femminile del cast e quello maschile. Mentre per le donne si riscontra un consolidato, pur se mal sfruttato, talento (Giovanna D'Angi in primis: potentissima ma poco valorizzata, anche dagli stessi costumi), tra i protagonisti invece si nota una goffaggine generale in palcoscenico, sia per la componente attoriale che per quella canora: insufficiente, 'grezza' e monocorde. L'impegno si vede ma non si può giustificare questa carenza dicendo che si tratta di attori e non già di cantanti: è un musical e le due cose dovrebbero andare di pari passo. Dalla sboccatezza di Sermonti e Fantoni, all'abusato movimento pelvico di Ruffini... un'accozzaglia di demenzialità a cui certi programmi televisivi ci hanno abituato e che, se in un primo momento scatenano la risata del pubblico (medio), dopo un po' fanno perdere il gusto della leggerezza di questo testo.