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Si è concluso ieri, sabato 25 agosto, nel magico scenario di Catona Teatro (RC), il tour di Happy Days, il musical di Garry Marshall basato sull'omonima serie tv degli anni '80, prodotto dalla Compagnia della Rancia e ormai in giro per l'Italia da più di un anno e mezzo per un numero di 123 repliche.

Rombi di motore, gonne a ruota, giacche di pelle e tanto rock'n'roll: un nostalgico tuffo negli anni '50, quei giorni felici e spensierati in cui aleggiava una dolce leggerezza. Leggerezza che percorre interamente il libretto di Paul Williams, anche autore delle musiche che, lungi dall'essere eccellenti, sono comunque piacevoli, frizzanti e perfettamente in linea con l'ambientazione del musical. La loro freschezza rivive sul palcoscenico grazie agli arrangiamenti pimpanti di John McDaniel, alle rutilanti coreografie di GillIan Bruce e alle liriche italiane di Franco Travaglio che non solo rendono giustizia, ma danno anche una marcia in più ai testi originali. Il tutto sotto la pregevole guida del grande Saverio Marconi, uno dei "padri" del musical italiano, che firma una regia vivace, scorrevole e ben ritmata che non scade mai nel ridicolo o nella banalità, rischio abilmente evitato grazie ad un'intelligente caratterizzazione dei personaggi.

È il 1959, l'alba di un nuovo decennio, e nel Wisconsin giungono brutte notizie: Arnold's, il punto di ritrovo di tutti i ragazzi di Milwaukee, sta per essere demolito per far posto ad un centro commerciale. Per raccogliere fondi e salvare il locale viene organizzato un incontro di wrestling tra Fonzie e i suoi più acerrimi nemici, i Fratelli Malachi. Fonzie è deciso ad accettare l'offerta ma Richie Cunningham, quasi un secondo fratello per lui, essendo a conoscenza del suo ginocchio "debole" cerca di dissuaderlo dicendogli che se avesse persistito nell'impresa avrebbe rivelato a tutti la sua debolezza. Fonzie si trova di fronte ad un bivio: rischiare un grave infortunio o compromettere la sua reputazione, e capisce che è arrivato il momento di andare via. Richie decide di prendere il suo posto contro i Malachi insieme all'amico Ralph che, suo malgrado, acconsente a salire sul ring. Fonzie, però, resta a secco di benzina ed è costretto a far ritorno a Milwaukee raggiungendo il parco giusto in tempo per sfidare i Malachi. I fratelli giocano sporco ma grazie all'aiuto di Richie i due amici riescono a vincere. Il lieto fine è d'obbligo: viene raggiunta la somma richiesta, Arndold's resta aperto, la famiglia Cunningham è più unita che mai e Fonzie torna fra le braccia della sua vecchia fiamma, Pinky Tuscadero.

La storia è molto semplice e, apparentemente, sembra fungere da cornice a celeberrimi personaggi e musiche qualitativamente mediocri tant'è che la versione americana prodotta dalla Goodspeed Opera House nel 2007 si rivelò una mera mossa commerciale riscontrando un tiepido successo di critica. Eppure, sarà per la regia azzeccata, sarà per la bella trasposizione in italiano, sarà per il fascino degli anni '50: la versione nostrana di questo musical convince in pieno.
E questo non sarebbe potuto accadere se non grazie all'energico cast che, specialmente nel giorno dell'ultima replica, ha dato il meglio di sé. Primo fra tutti Riccardo Simone Berdini nel ruolo di Arthur Fonzarelli (aka Fonzie) che riesce a tenere testa ad un personaggio a cui non ci si può relazionare facilmente, tanto da entrare quasi in 'simbiosi' con lui senza mai eccedere in quei cliché che, sicuramente, sarebbero stati di cattivo gusto. Ottima scelta è stata quella di Luca Giacomelli per il ruolo di Richie Cunningham, a dir poco perfetto, sia per talento che per fisicità, nei panni che furono di Ron Howard.